Mercoledì, 20 Novembre 2013 15:55

Fotografo Siracusa

Siracusa, l'estrema punta orientale della Sicilia, vive di una bellezza eterna nelle immagini che il fotografo Angelo Maltese gli dedicr nel corso di un'intera esistenza. Nato a Modica l'8 dicembre del 1896, il fotografo Angelo Maltese si trasferì a Siracusa, dove nel 1920 aprl uno studio da fotografo alla Mastrarua (lattuale via Vittorio Veneto) con il socio Miano che di li a poco sarebbe andato a cercare fortuna in America.
Da allora il fotografo Angelo Maltese immortalr la sua Siracusa nei monumenti, nelle ricorrenze della tradizione, nei protagonisti del tempo, nei luoghi e nei personaggi piy caratteristici, nonchi nel suo intenso e controverso rapporto con il mare. Vista con gli occhi del fotografo Angelo Maltese, Siracusa diventa il simbolo amato di tutte le citt` d'Italia, dei costumi tradizionali e dei forti cambiamenti che mutarono drasticamente l'assetto sociale delle citt` e del loro rapporto con le limitrofi campagne.
Il fotografo Maltese riprese Siracusa quando fu teatro delle manifestazioni della Gioventy Italiana del Littorio o durante la "festa del mare" o la festa del patrocinio di Santa Lucia. Alle immagini del folclore popolare, il fotografo Angelo Maltese aggiunse i ritratti, i paesaggi e le costruzioni tipiche di Siracusa, quali la biblioteca Alagoniana, la Basilica dello Spirito Santo, il palazzo Montalto, nonchi La Fontanina, un angolo del suggestivo giardino del palazzo del barone Interlandi Pizzuti in Piazza Duomo. Dal 1924 e fino ad un attimo prima della sua morte, avvenuta 26 gennaio 1978, La Fontanina fu lo studio del fotografo Angelo Maltese, ma anche un padiglione per le esposizioni e un punto di riferimento per moltissimi artisti che fecero di Siracusa una piccola capitale dell'arte e della fotografia.

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La fotografia in Italia

Il secolo d'oro per la fotografia in Italia è sicuramente il novecento. L'uso di tecniche sperimentali per ricreare determinati effetti e l'abilità espressiva nell'uso del linguaggio fotografico, nonché la partecipazione attiva al dibattito culturale e la mole di fotografie scattate a testimonianza di un secolo intenso quale il novecento, fanno di Angelo Maltese uno dei principali protagonisti della fotografia in Italia. Angelo Maltese nacque a Modica, allora in provincia di Siracusa, l'8 dicembre 1896. Con Angelo Maltese la fotografia in Italia si pose a fianco dei grandi eventi, quali le due guerre, il fascismo, gli anni della ricostruzione e del boom economico, come un occhio artisticamente meraviglioso in grado di riprodurre la realtà in maniera puntuale e la grandezza della fotografia in Italia. Angelo Maltese è tuttora considerato uno dei più grandi rappresentanti della fotografia in Italia, sia per la grande espressività che diede al linguaggio fotografico, sia per l'enorme valore che il suo archivio fotografico riveste in quanto testimonianza storica di numerosi eventi e protagonisti del secolo scorso, ma anche di usi, costumi e luoghi del nostro paese. Con Angelo Maltese la fotografia in Italia riuscì ad indagare l'animo umano e ad esprimerlo. Nel 1914 fu il primo a portare la fotografia in Italia alle rappresentazioni classiche del teatro greco, fotografò i monarchi d'Europa in visita a Siracusa e si avvalse della fotografia in Italia per la rappresentare celebri attori come Gualtiero Tumiati, Elena Zareschi, Annibale Ninchi e famosi uomini politici e di governo.

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Scuola di fotografia

La Fontanina di Angelo Maltese rappresentò molto di più di una scuola di fotografia, tuttavia è proprio lo stesso Angelo Maltese a pretendere che il suo ambito venga considerato inferiore: "La fotografia è per me un'arte minore. Nulla esclude - ribadisce il fotografo Angelo Maltese - che a praticarla con alto e nobile intendimento possa essere invogliato un temperamento di vero artista, nel qual caso la fotografia può raggiungere espressioni di stile e poesia, pur rimanendo nell'ambito delle sue limitate possibilità."
Se di scuola di fotografia si può parlare, allora il principale insegnamento di Angelo Maltese è l'umiltà.
Oltre ad essere uno studio fotografico e un grande padiglione per le esposizioni, al numero uno di piazza Duomo a Siracusa, La Fontanina rappresentava anche un cenacolo artistico di alto livello, dove scuola di fotografia significava apprendere direttamente dai grandi maestri. " A noi è preclusa la via della creazione - avrebbe detto Angelo Maltese, ci si offre un'interpretazione davanti alla realtà pura e vibrante del tutto vero, che la nostra sensibilità artistica dovrà sapere scegliere, inquadrare e illuminare, luci ed ombre, dal bianco al nero, in un'armonia di linee, di toni e di volumi".

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La Fontanina

Sorgeva all’interno del giardino di palazzo  Interlandi Pizzuti, al numero 1 di piazza Duomo, nel cuore del centro storico di Ortigia. Si trattava di un padiglione in legno con tetti spioventi, grandi lucernari e ampie vetrate, posto a ridosso della muraglia di un antico convento. Prendeva il nome da una fontana circolare in mezzo al verde del giardino. Varcato il grande portone di quercia e superato un cancello in ferro battuto e saliti tre gradini ci si trovava immersi in un giardino fra alte palme, cespugli di violette e bucanville fiorite e tanti gatti.

Maltese progettò, realizzò e arredò il padiglione che divenne presto luogo di riunione, oltre che di lavoro, di intellettuali e artisti e una istituzione della città. La Fontanina ospitò nei suoi 60 anni di attività, oltre che il laboratorio fotografico di Maltese, anche centinaia di mostre d’arte.

Erano assidui frequentatori di questo cenacolo i fratelli Assenza: Enzo, scultore e Beppe e Valente pittori, il filosofo netino Corrado Curcio, il pittore e poeta tedesco Karl Stirner che svernava a Siracusa, il poeta catanese Enrico Cardile, il poeta bolognese Severini. Frequentarono la Fontanina anche Trombatore, Brancati, Guttuso, Quella, Quasimodo e lo scrittore siracusano Elio Vittorini. Nel difficile periodo del dopoguerra, quando Siracusa cercava di riprendersi dei duri colpi inflittale, fu cenacolo di giovani leve di artisti. Ecco quello che diceva Maltese a proposito: “Poiché nell’attuale periodo in cui i valori dello spirito appaiono sommersi o addirittura travolti dalla fatalità degli eventi è arduo compito parlare alle masse di arte, ma tuttavia necessario riportare le sconvolte coscienze umane a ritrovare se stesse, rieducandole e riconducendole verso le vie smarrite della bellezza”. E in effetti questo riferimento vi fu ed è ben testimoniato; tanti artisti locali, oggi affermati, videro le loro prime mostre esposte alla Fontanina.

Il declino dell’uomo e del fotografo iniziò quando il Comune acquistò il giardino e decise di chiudere la sua “creatura”.

Quello dell’abbattimento della Fontanina, fu, senza dubbio, un inutile sopruso, l’assurda soppressione di un attivo cenacolo culturale. Il Comune motivò il provvedimento con l’esigenza di uno spazio da adibire a parcheggio interno che non fu mai costruito. Oggi si è tentato di ricostruire, con grandi spese di denaro pubblico, almeno il giardino che è stato denominato “Il giardino di Artemide” senza lasciare nemmeno una traccia dell’attività culturale di oltre 60 anni.

Egli continuò a lavorare in altro locale contiguo, ma la demolizione della Fontanina, raccontano quelli che lo conobbero, causò una crisi psicologica che lentamente lo spinse alla morte.

Ancora oggi, dopo trentacinque anni, nulla è cambiato nonostante gli sforzi dei due figli Renzo ed Antonello, i quali, coadiuvati da amici ed estimatori del defunto artista, hanno cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica affinché si trovasse uno spazio da destinare ad esposizione permanente delle attrezzature d’epoca e di immagini. Purtroppo malgrado le testimonianze di numerosi articoli di giornali locali, per l’indifferenza delle istituzioni tutto è andato in fumo.

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Chi era Angelo Maltese

Foto per Chi eraDa uno studio di Fausta Di Falco

Angelo Maltese, artista-fotografo siracusano ha rappresentato per la sua città un punto di riferimento significativo e duraturo.

E’ stato definito “l’Alinari siracusano”, ma non era solo un fotografo; era un artista, anche se rifiutò sempre e con ostinazione questo appellativo. “La fotografia è per me - diceva - non già per quel che so fare io ma anche per quello che fanno i maggiori in questo campo, un’arte minore”

Egli si definì sempre un “artigiano”. Ma il talento che non volle riconoscersi, seppe scoprirlo e apprezzarlo negli altri, fra coloro che lo accostarono per farselo amico, protettore, pigmalione, nei giovani che trovavano in lui un punto di riferimento per discutere di pittura, fotografia, letteratura, scultura. Angelo Maltese, infatti, ufficiale in entrambe le guerre. fu un uomo colto, poeta, pittore, scrittore. Ha lasciato ottimi scritti sul quotidiano “La Sicilia” e sui settimanali locali dell’epoca  come “La Domenica” e “Siracusa Nuova” nonché racconti, poesie e recensioni, note d’ambiente e di costume. Era stimato da molti per le sue doti umane oltre che professionali. Amava gli animali e si occupava di quelli più sfortunati.

E’ stato il primo fotografo delle rappresentazioni classiche al teatro greco nel 1914; ha fotografato i monarchi d’Europa in visita a Siracusa, celebri attori come Gualtiero Tumiati, Elena Zareschi, Annibale Ninchi, famosi uomini politici e di governo.

Ma il vero punto di riferimento per l’intelighentia siracusana era il suo studio denominato La Fontanina.
Egli prediligeva la luce morbida, radente e quando per il luogo o l’ora della giornata non poteva trovarla, adoperava degli obiettivi in grado di ammorbidirla. La sua scelta era coerente con ciò che voleva dire o esprimere e con il rapporto che istaurava con l’oggetto o il soggetto da fotografare. Nella scelta della luce morbida si evince un aspetto del suo animo e della sua personalità. Egli era sempre aperto con il mondo esterno, sia che si trattasse di persone che di avvenimenti o paesaggi, o dei suoi amati gatti (di cui si conservano molti scatti). Questo rapporto amorevole lo spingeva a vedere ogni cosa e persona nel modo migliore, ed era proprio il meglio, la bellezza interiore del soggetto o dell’oggetto che egli voleva imprimere nella lastra. Perché la fotografia non doveva riprodurre meccanicamente il soggetto, ma fissarlo così come lui lo vedeva.

Per comprendere ancora più a fondo l’animo e la tecnica del fotografo cito uno stralcio di un articolo comparso nel giugno 1964 su “La Gazzetta della Fotografia” stampata a Palermo, scritto da Arturo Valle: “Angelo Maltese trasse dal suo astuccio di velluto il vecchio e glorioso 30 centimetri Hermagis, obiettivo pittore che ammorbidisce linee e piani senza perdere nulla nella riproduzione del disegno e della monumentale reflex 10x15 ancor nuova pur dopo tanti anni di lavoro ed ancora sulla breccia come il meccanismo migliore per creare quelle opere eseguite dall’artista per unica soddisfazione personale, capolavori di fronte ai quali artisti e critici è forza che si inchinino”.

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La vita

Foto per La vitaAngelo Maltese nacque l’8 dicembre 1896 a Modica che in quel tempo era in provincia di Siracusa. All’anagrafe fu denunziato il 13, probabilmente per il trambusto causato in famiglia dalla morte della madre per parto. Questa morte segnerà per sempre la vita del fotografo, come scrisse in una delle sue liriche più struggenti. A soli 19 anni venne chiamato al fronte della grande guerra. Reduce si stabilisce a Siracusa. Nel 1920 apre uno studio fotografico alla Mastrarua (l’attuale via Vittorio Veneto) con un socio: lo studio Miano-Maltese. Il socio va poi a cercare fortuna in America e Maltese mise su bottega da solo. Nel 1924 ottenne dal barone Interlandi Pizzuti l’uso di un angolo del suggestivo giardino del palazzo al numero 1 di Piazza Duomo. Lì trovarono luogo il suo studio fotografico e il padiglione denominato La Fontanina.

Nel 1932 sposa la cugina Maria Maltese da cui nascono due figli: Renzo e Antonello.

Allo scoppiare della seconda guerra mondiale venne richiamato al fronte; a guerra ultimata, tra varie difficoltà, riuscì a tornare a Siracusa e si dedicò nuovamente al lavoro: la fotografia.

Tra i premi e riconoscimenti che ebbe nella sua vita ricordiamo la medaglia d’oro della rivista La donna Italiana nel 1922, il premio della Camera di Commercio di Torino per l’esposizione internazionale di fotografia del 1923 e la recensione di una sua personale di fotografia su la “Revue Moderne Illustre des Arte set de la Vie” di Parigi del febbraio 1927.

Nel 1964 venne nominato cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Morì il 26 gennaio 1978 chiedendo di essere avvolto nudo in un lenzuolo bianco, chiuso in una cassa semplice e deposto nella nuda terra. Perché anche la sua morte fosse semplice così come lo era stata la sua vita.

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Il pensiero di Maltese sull’arte fotografica

Foto per il pensiero sull arte fotografica“È invalso l’uso nelle mostre fotografiche di definire “opere” le fotografie esposte, come per le arti figurative. Io non sono di quest’avviso, ritenendo inopportuno l’accostamento della fotografia alle vere e proprie opere della creazione. La fotografia è per me, non già per quello che so fare io, ma anche per quello che fanno i maggiori in questo campo di attività, un’arte minore. Nulla esclude che a praticarla con alto e nobile intendimento possa essere invogliato un temperamento di vero artista, nel qual caso la fotografia può raggiungere espressioni di stile e poesia, pur rimanendo nell’ambito delle sue limitate possibilità, in opposto alle arti eccelse che non hanno confini e che entrano nel dominio delle cose eterne, pura e inconfondibile espressione del genio e dello spirito umano. A noi è preclusa la via della creazione, ci si offre l’interpretazione davanti alla realtà pura e vibrante del tutto vero, che la nostra sensibilità artistica dovrà saper scegliere, inquadrare e illuminare, luci ed ombre, dal bianco al nero, in un’armonia di linee, di toni, di volumi” (1954).

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I ritratti

Foto per RitrattiAngelo Maltese si dedicò, durante i lunghi anni della sua attività professionale alla complessa arte del ritratto. I suoi sono ritratti elaborati e difficili e sono l’espressione degli anni ’20-’30.

Fu maestro nel ritocco; il “flou” nella sua attività dominò sovrano adoperando speciali obiettivi che fondevano l’immagine dandole un senso di elevata spiritualità. Egli fu capace di creare, accanto a molti ritratti di circostanza, degli autentici capolavori che riescono ad andare oltre l’epoca nella quale furono realizzati, Egli vide attraverso il suo obiettivo la società del suo tempo con occhio indagatore, nei suoi aspetti di lusso, vanità, eleganza, ma anche nella durezza della vita quotidiana. La maggior parte dei ritratti ci sono giunti anonimi. Egli si rivolse sia ai membri della media e alta borghesia sia alla semplice gente del popolo. Moltissimi dei personaggi ritratti oggi non esistono più ma rivivono attraverso la fotografia in una nuova dimensione. Nel ritratto egli privilegiava la luce morbida e le atmosfere aeree. Il ritratto fotografico per Angelo Maltese non era sofisticazione e maestria. Il nostro, da artista fotografo, privilegiava l’analisi psicologica, cercava di dare ad un viso l’essenza vera dello sguardo, dell’attimo fuggente, di un’improvvisa malinconia o dolcezza o di una fissità volitiva. Maltese sapeva aspettare quell’attimo, infatti non fotografava subito i suoi soggetti, prima voleva cercare di catturare le loro caratteristiche usuali, gli stati d’animo suscitati da particolari stimoli in modo da esteriorizzarli e poterli penetrare attraverso l’obiettivo fotografico.

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Le opere

Foto per Le opereAngelo Maltese amò la fotografia in tutti i suoi aspetti e non privilegiò un tema in particolare. Come emerge dalle foto che compongono il suo vasto archivio e che immortalò con i suoi scatti, eventi, paesaggi, animali e volti. Archivio ancora conservato dai figli Antonello e Renzo, fotografo anch’esso.

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Il teatro greco

Foto per Teatro GrecoDi Angelo Maltese sono le fotografie delle prime rappresentazioni classiche del 1914 nel teatro greco di Siracusa. Nonostante la giovane età del fotografo (aveva infatti soltanto 18 anni) sin dalle prime immagini è evidente l’atteggiamento fotografico caratterizzante l’artista aretuseo il quale non si limitò mai a riproporre un’azione scenica, ma utilizzò sempre il proprio punto di vista critico e selettivo.

Le immagini di figure individuali sono caratterizzate dalla necessità della posa e dall’immobilità del gesto. Queste foto testimoniano l’espressività degli attori di teatro dei primi del ‘900. Angelo Maltese fu maestro però nella foto corale, del grande spazio che privilegiava l’insieme. Fermando con successione logica i movimenti più significativi dello spettacolo, le foto di Maltese possono inserirsi nel concetto di scena globale, dove non è solo la rappresentazione a essere esaltata, ma in cui il fotografo trova nel pubblico e nello spazio circostante un ulteriore elemento da analizzare. Dimensione scenica e pubblico diventano complementari e la luce naturale, tendente progressivamente al crepuscolo, racchiude entrambi.

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